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Sito ufficiale di Giuseppe Profeta Antropologo, Professore ordinario (a r.) di Sociologia generale e di Scienze demo-etno-antropologiche, libero docente in Storia delle tradizioni popolari.

 
     
 

Titoli e contenuto di alcune opere di Giuseppe Profeta:

 

Si danno qui appresso i titoli delle principali pubblicazioni di Giuseppe Profeta e se ne riassume brevemente il contenuto:

 
     
 

1) "Canti nuziali nel folklore italiano”

1) “Canti nuziali nel folklore italiano” (Olschki, Firenze 1964, pp. 370):

Scoperta dei canti nuziali nel folklore italiano e studio del canto “La partenza della sposa”. E’ la prima ricerca sull’argomento effettuata in Italia, Il canto nuziale della “Partenza”, diffuso in tutta l’Italia centro-meridionale fino alla Basilicata, è l’aspetto più importante della ricerca. Capitoli principali: I canti nuziali; Testi e varianti; Folklore e poesia.

 
       
 

2) “Poesia e popolo nell’opera di Modesto Della Porta” (CETI Edizioni, Teramo 1964, pp. 61)

 

E’ il primo impegnato saggio sulla poesia di Modesto Della Porta, in cui si esamina la dialettalità, il folklore e l’abruzzesità del più popolare poeta dialettale abruzzese. Contiene la prima ampia bibliografia del poeta, tenuta a base successivamente dalle bibliografie dell’Amoroso e del Moretti.

 
       
 

3) “Leggende di fondazione dei santuari” ( in “Lares”, Olschki, Firenze 1970, pp. 245-258; ripubblicata in “Le facce e l’anima del folklore”, Japadre, L’Aquila-Roma) :

 

Attraverso l’esame di numerosi testi abruzzesi, si dimostra che molte leggende di fondazione dei santuari hanno un’unica struttura compositiva di fondo, anche se variano nei particolari.

 
       
 

4) “Una ignorata dissertazione di Melchiorre Delfico sugli incantatori di serpenti, nel quadro della confutazione illuministica degli errori popolari”, nella rivista “Lares” (Firenze, Olschki, 1979, pp. 5-56), e nel volume “Le facce e l’anima del folklore”  (Japadre, L'Aquila-Roma, 2000) :

La ritrovata dissertazione, ignorata da tutti gli studiosi dello storico teramano, contiene, oltre una dissentazione di stampo illuministico sui miracoli antivelenosi, la più antica descrizione del culto ofidico di S. Domenico abate e della caratteristica processione dei serpari, che si svolge in suo onore a Cocullo (L’Aquila) ogni primo giovedì di maggio.

 
       
 

5) “La logica del recipiente e l’antropomorfismo vascolare”

5) “La logica del recipiente e l’antropomorfismo vascolare” (Estratto da “Lares”, Olschki, Firenze 1973, pp. 209-291; ripubblicata dalla Libreria dell'Università, Pescara 1990, pp. 157):

Forma e funzione dei recipienti d’uso. Vascolarità universale e valore estetico dell’antropomorfismo vascolare.

Sotto il profilo meccanico, si dimostra come la forma dei vasi, specialmente di quelli d’uso tradizionale, è strettamente legata alla funzione pratica che essi svolgono. Si chiarisce come i vasi assumono innumeri forme ma hanno un’unica struttura compositiva di fondo, quindi sono diversi ed uguali nello stesso tempo, avendo tutti la bocca per ricevere, la pancia per contenere e il versatoio (in forma autonoma o coincidente con la bocca adattata) per rilasciare e versare; e ciò in corrispondenza con le tre principali funzioni meccaniche del vaso, e cioè “riicevere-contenere-rilasciare”. Una struttura vascolare ternaria, come quella accennata sopra, è presente più o meno apertamente anche in molte forme naturali (zucche, conchiglie, ecc.),  ma anche  in espressioni naturali più ampie e soprattutto nella generale trasmissione delle acque (pozzi, laghi, fiumi, ecc.) e nelle espressioni compositive e strutturali dell’universo, per cui la forma vascolare appare come matrice e simbolo della dinamica cosmica, nel senso della presenza di un’apertura che accoglie, di un vuoto che contiene e di una via di uscita che libera e trasmette.

 

Sotto il profilo estetico, si dimostra che, oltre la forma in funzione strettamente meccanica, i vasi utilizzano spesso sagome antropomorfe e zoomorfe, che, oltre a costituire prodotto della fantasia degli artigiani, sono anche legate alle analogie formali e funzionali, più  o meno latenti, esistenti tra il vaso e la catena di contenitori presenti nel corpo umano ed animale. Queste soluzioni formali antropomorfe e zoomorfe assicurano una particolare animazione estetico-sacrale all’oggetto artigianale (conca biconica, ....). Capitoli principali: Struttura dell’uso meccanico e struttura compositiva del recipiente; Vaso naturale e vaso artificiale; L’antropomorfismo vascolare e la sua funzionalità iconica; Funzione iconica e sua validità estetica; Abbozzo di analisi strutturale di alcuni recipienti di uso tradizionale.

 
       
 

6) “Magia , politica e società”

6) “Magia, politica e società” (Libreria dell'Università Editrice, Pescara 1995, pp. 196):

Aspetti politici di alcuni processi giudiziari contro le diversità teologiche e ideologiche, già trattate in maniera più succinta nel volume “Magia e politica” del 1974. Prendendo lo spunto da un processo di magia astrologica della prima metà del secolo XVII (processo Centini), contemporaneo alla vicenda Galileo Galilei, si pone in evidenza come la superstizione, la magia e la diversità teologica ed ideologica a volte possono essere strumentalizzate e condannate anche giudiziariamente, più  per motivi politici e di potere che per motivi ideologici. Capitoli principali: Complotti magici contro papa Urbano VIII; Conflitti magici nelle culture di interesse demologico: Conflitti magici e conflitti sociali; Dal campo teologico al campo ideologico.

 
       
 

7) “Un culto pastorale sull'Appennino.  Inchiesta sul culto di San Domenico di Cocullo”

 

7) “Un culto pastorale sull'Appennino.  Inchiesta sul culto di San Domenico di Cocullo”, (Libreria dell'Università Editrice, Pescara 1988 / 93, pp. 359) :

 

Inchiesta d’archivio e di campo sul culto popolare di S. Domenico abate o di Cocullo, e scoperta di nuovi importanti documenti sulla storia del famoso taumaturgo. Questa opera contiene le testimonianze d’archivio e di campo raccolte durante una grande inchiesta in sette regioni dell’Italia centro-meridionale e in oltre quaranta centri dove esistono ancora tracce del culto popolare di S.Domenico abate o di Cocullo, invocato contro i morsi di animali rabbiosi e velenosi. L’inchiesta, che ha triplicato il numero delle località cultuali note in precedenza, ha consentito non solo una più ampia ed approfondita conoscenza del culto, ma ha gettato le basi per una nuova interpretazione critica di esso, la teoria “odontico-pastorale”. Capitoli principali: Il santo e il culto; Il culto nel Lazio, nell’Umbria, nelle Marche, nell’Abruzzo, nel Molise, nella Campania, nelle Puglie, nelle Americhe; Nuova ipotesi interpretativa, Bibliografia;

 
       
 

8) “Lupari, incantatori di serpenti e santi guaritori”

8) “Lupari, incantatori di serpenti e santi guaritori” (Japadre, L'Aquila-Roma 1995, pp. 166):

Si riporta la scoperta dissertazione di Melchiorre Delfico sui miracoli antivelenosi di San Domenico abate, di cui sopra, e si avvia una nuova interpretazione del culto del Santo. A margine si accenna anche alla difesa profana fatta dai pastori contro i morsi rabbiosi e velenosi degli animali selvatici, e ci si sofferma sulla professione di lupari e serpari. Capitoli principali: Credenze sui serpenti, Il rito delle serpi di Cocullo; La difesa professionale contro animali rabbiosi e velenosi; Una ignorata dissertazione di Melchiorre Delfico; Un portale di Anversa degli Abruzzi e la cronologia del culto di S. Domenico; Una nuova ipotesi interpretativa sul culto.

 
       
 

9) “Le Sette Madonne Sorelle e la magnificazione del nume. Avvio ad una demopsicologia delle credenze”

 

9) “Le Sette Madonne Sorelle e la magnificazione del nume. Avvio ad una demopsicologia delle credenze”, (Japadre, L'Aquila-Roma 1997, pp. 227) :

La moltiplicazione dei nomi e delle immagini del personaggio sacro favorisce la credenza perché tende ad una moltiplicazione reale di esso. La minuziosa ricostruzione del poco conosciuto culto delle Sette madonne sorelle in Abruzzo, con particolare riguardo alla provincia di Teramo, consente una interpretazione critica del fenomeno e fornisce l’occasione per soffermarsi sulla funzione delle credenze, anche le più assurde, nella vita e nella mentalità popolare. La credenza, qualsiasi credenza anche la più insulsa, può costituire un riferimento, che rende psicologicamente più serena la vita delle comunità agresti, sospesa nella imprevedibilità degli eventi delle varie occasionii esistenziali connesse allo spazio e al tempo. Si conclude con l’importanza delle credenze e con la prevalenza del “credere“ sulla “cosa creduta”. Capitoli principali: Il culto delle sette Madonne sorelle; Santuari mariani d’Abruzzo; La moltiplicazione delle Madonne; Raggruppamenti di sette santuari; Magnificazione del nume e tutela psicologica; Demopsicologia del culto.

 
       
 

10) “Il serpente sull'altare. Ecologia e demopsicologia di un culto. Il patronato antifebbrile di San Domenico abate  e la sua metamorfosi antimorso”

10) “Il serpente sull'altare. Ecologia e demopsicologia di un culto. Il patronato antifebbrile di San Domenico abate  e la sua metamorfosi antimorso”, (Japadre, L'Aquila-Roma 1998, pp. 223) :

 

Confutazione della bisecolare teoria marsicana relativa al famoso culto ofidico di s. Domenico abate e nuova ipotesi interpretativa. Contiene la definitiva sistemazione delle decennali ricerche sul culto di S. Domenico abate in Cocullo (L’Aquila), e una documentata ipotesi interpretativa diversa da quella sostenuta a tutti i livelli per circa due secoli. L’ipotesi innovativa, ormai ritenuta da molti la più vicina al vero, è che  l’origine del culto, più che alla tradizione ofidica dei Marsi, è legata alla presenza della reliquia del dente molare del Santo, invocato contro i morsi rabbiosi e velenosi, in base alla legge magica dell’associazione (dente buono del Santo contro dente cattivo delle fiere). In sintesi, alla base del culto ci sarebbe l’angoscia per i morsi mortali di ogni genere più che l’eredità ofidica dei Marsi. Capitoli principali: Il santo e il culto; Teorie tradizionali sul culto; Confutazione delle teorie tradizionali; La nuova teoria odontico-pastorale; Ambiente e metamorfosi patronale; Bibliografia.

 
     
 
 

11) “Le facce e l’anima del folklore. La logica della cultura tradizional-popolare”

11) “Le facce e l’anima del folklore. La logica della cultura tradizional-popolare” (Japadre, L'Aquila-Roma 2000, pp. 176 ) :

 

Nell’articolo introduttivo, a fondamento della folkloricità, si propone di dare preferenza alle qualità proprie dei modelli culturali più che alle qualità proprie dei portatori di modelli, e quindi alle qualità connesse al tempo (arcaicità e tradizionalità dei modelli) più che alle qualità di strato sociale dei portatori (ceti umili e subalterni). Di conseguenza si preferisce sottolineare il “dislivello temporale“ dei modelli folklorici anziché il “dislivello socio-culturale” dei portatori di essi, “dislivello socio-culturale” spesso preferito da ampi filoni della critica demologica del recente passato. Seguono i capitoli di folklore abruzzese, di cui si danno alcuni titoli: Paolo Toschi, ricordi di un maestro; Aspetti della cultura tradizionale-popolare della regione abruzzese; La conca biconica antropomorfa dell’Italia centrale; L’organetto diatonico e le danze agresti; La ceramica e le tradizioni popolari; Sacre rappresentazioni e religiosità popolare; Il “titimaje”, gioco infantile o rituale iniziatico?; Il taglio dell’orma e i conflitti magici; Lo stupro magico e la “transplantatio morbi”; Analisi formale delle leggende di fondazione dei santuari; Contributo allo studio delle leggende dei tesori incantati.

 
       
 

12) “La folklorizzazione dei modelli culturali” (in “Sociologia. Quadrimestrale di scienze storiche  e sociali”, 2002, pp. 91–104)

12) “La folklorizzazione dei modelli culturali” (in “Sociologia. Quadrimestrale di scienze storiche  e sociali”, 2002, pp. 91–104) :

 

Si propone una riflessione innovativa sull’ essenza e sulla struttura del folklore. Premesso che ad un bisogno esistenziale si possono dare più risposte culturali e quindi anche risposte con modelli differenti per qualità e per accentuazione di qualità, si conclude che qualità fondamentali della folklorizzazione appaiono più le qualità attinenti al modello culturale (quali l’arcaicità, l'elementarità e la tradizionalità), che le qualità attinenti al portatore del modello medesimo (quali la popolarità, la subalternità, la perifericità, ecc.). La folkloricità quindi sarebbe legata più al tempo del modello che allo strato sociale del portatore. Il folklore infatti si trova, sia pure in quantità diversa, presso tutti i ceti e non solo nei ceti umili e subalterni. A questo aspetto qualitativo della folkloricità si deve aggiungere  anche l’aspetto dialettico, nel senso che il carattere folklorico di un modello è legato al confronto  tra modelli omofunzionali interni ad un sistema culturale e tra le loro qualità. Il folklore, quindi, non sarebbe la cultura di un gruppo sociale, professionale, ecc. (cosa da classificare più come Etnografia che come Folklore) ma una parte di essa, la parte che, confrontata con modelli omofunzionali non folklorici interni alla cultura del gruppo, presenta in maniera superiore le sopradette qualità folklorizzanti. Si aggiunga che il dislivello temporale (e ciò che comporta) è perennemente presente nella cultura di ogni tempo e di ogni luogo. In questo senso il folklore è immortale. Capitoli principali: Vaghezza del concetto di folklore; Cultura e folklore; Le caratteristiche del folklore secondo le teorie tradizionali; Le qualità del modello e le qualità del portatore; Il folklore come diversità culturale risultante da confronto; Il folklore è solo una parte di un sistema culturale; Folklore ed Etnografia;  Folklore e sottocultura; Genetica folklorica e meccanismi della folklorizzazione; Sintesi delle caratteristiche fondamentali del modello folklorico.

 
       
 

13) “Il folklore e il tempo” , (in “Rivista Abruzzese”, Lanciano 2005, 1, pp.11-20 :

L’essenza del folklore si fonda più sulla antichità dei modelli che sullo strato sociale dei portatori. Sintesi e conferma degli articoli precedenti sulla folklorizzazionze dei modelli culturali e sulla loro intramontabile presenza in qualsiasi quadro socio-culturale.

 
 
       
 

14) “Bibliografia della cultura tradizionale del popolo abruzzese

14) “Bibliografia della cultura tradizionale del popolo abruzzese” (Libreria Colacchi Ed.,l’Aquila 2005, pp. XXVIII-1119):

 

Enciclopedia bibliografica del folklore abruzzese, che ingloba anche quella edita nel 1964, che Paolo Toschi definì la più completa bibliografia regionale italiana. Contiene circa 6000 schede relative a sei secoli di letteratura demologica contro le 1500 della precedente. L’ampiezza e la metodologia della ricerca pongono l’opera all’avanguardia della bibliogafia demologica regionale e nazionale, qualità che l’ha fatta definire “monumento alla cultura tradizionale del popolo abruzzese”.

 
       
 

15) “S. Domenico abate di Sora e di Cocullo."

15) “S. Domenico abate di Sora e di Cocullo. Dalla illuministica religione del serpente pagano alla vera origine popolare del sacro dente cristiano attraverso la scoperta di nuovi documenti e di nuovi centri di culto” ( Edizioni Libreria Colacchi, 2011 )

con la collaborazione di Franco Cercone, Elisabetta Gulli Grigioni, Mario Santucci, L'Aquila, Deputazione abruzzese di storia patria.

 

Primo Premio ex aequo "Costantino Nigra" - VIIIa Edizione - 2014

 

Giudizio della Commissione: “L'opera è l'esito di un percorso di ricerca che ha visto impegnato Giuseppe Profeta per qualche modo per quasi mezzo secolo. L'esito è una grande monografia dedicata a San Domenico abate, un santo taumaturgo fra i più importanti d'Italia, protettore contro i morsi rabbiosi e velenosi, nonchè contro le febbri e le tempeste. Un culto di cui il Profeta ha ricostruito con precisione l'ampio areale che dall'Umbria e dalle Marche raggiunge, attraverso il Lazio e l'Abruzzo, la Campania e le Puglie, restituendo quindi a san Domenico una dimensione folklorica, magico-religiosa non solo locale, che di molto travalica la comunità di Cocullo, dove annualmente si rinnova il famoso rituale delle serpi. Lo studio muove da una prospettiva socio-antropologica, che si sostanzia in un certo sguardo multidisciplinare che abbraccia la storia, l'agiografia e la geografia umana. Profeta, con il suo lavoro d'indagine di terreno, chiarisce definitivamente le origini e il significato del culto a san Domenico, una devozione che, nel corso dei secoli, ha subito profonde metamorfosi e una pluralità di patronati che hanno come causa unificante del negativo il morso e come strumento curativo, taumaturgico, il dente del santo, superando le precedenti interpretazioni dotte di matrice illuministica. Lo studioso chiarisce altresì come il culto di san Domenico abbia radici pastorali, legate alla transumanza (la partenza autunnale delle greggi per le Puglie e il ritorno primaverile sull'Appennino abruzzese). Il minuzioso lavoro d'indagine supera quindi precedenti, incompleti tentativi esegetici del culto di san Domenico, e giunge a formulare un'autorevole e creativa teoria "odontico-pastorale", in cui trova convincente spiegazione un complesso sistema simbolico, mitico, rituale dell'Italia appenninica. La Giuria ha pertanto ritenuto questo studio meritevole del Premio Costantino Nigra.”

 
       
  Giuseppe Profeta - Professore ordinario (a r.) di Sociologia generale e di Scienze demo-etno-antropologiche nell’Università degli studi "G. D'Annunzio" di Teramo
16) “L'Acqua e il vaso". Vascolarità universale.”
 
       
 

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