Home La Vita Contributi scient. e aree d'interesse Titoli e contenuto di alcune opere Giudizi su alcuni scritti
  Giudizi su alcuni Scritti

Indietro  Contatti

 
 

Sito ufficiale di Giuseppe Profeta Antropologo, Professore ordinario (a r.) di Sociologia generale e di Scienze demo-etno-antropologiche, libero docente in Storia delle tradizioni popolari.

 
   
Giuseppe Profeta - Professore ordinario (a r.) di Sociologia generale e di Scienze demo-etno-antropologiche nell’Università degli studi "G. D'Annunzio" di Teramo  
ritratto di "Giuseppe Profeta"  
interpretazione di  
Luciano Primavera - 2002  
   
 

 

Giudizi (formulati da vari autori) su alcuni scritti di Giuseppe Profeta:

 

1) Franco Cercone (Professore a contratto nell’Università e Preside di scuola media superiore), sulla Bibliografia: “Sei secoli di folklore. Pubblicata la monumentale opera di Giuseppe Profeta”, in  “Il Tempo” (Abruzzo, 20, 5, 2OO6).

2) Pietro Clemente (Professore ordinario nell’Università), su "La logica del recipiente e l’antropomorfismo vascolare" nell'articolo che si trova in “L’arte popolare nell’attuale prospettiva critica”, in “Nuove conoscenze e prospettive del mondo dell’arte. Supplemento e aggiornamento della Enciclopedia dell’arte“ Coordinazione di Giulio Argan (Roma, UNEDI,1978, p. 546):

“Il lavoro si colloca nel cuore della problematica dell’oggetto d’uso e si avvale di una gamma ampia di strumenti interpretativi”.

3) Mario d’Alessandro (Giornalista), sulla Bibliografia: “Profeta: Ecco l’enciclopedia bibliografica”,  in “Il Messaggero” (Abruzzo, 19, giugno, 2006).

4) Marcello De Giovanni, (Professore ordinario nell’Università), “Giuseppe Profeta e la rinascita degli studi di tradizioni popolari in Abruzzo”, in ”Centiscriptio. Scritti demo-etno-antropologici offerti a Giuseppe Profeta,, 3 volumi della rivista “Abruzzo, Organo dell'Istituto di studi abruzzesi” (Pescara, Editrice Tipolitografia SIGRAF, 2002, pp. 3-11):

La miscellanea "Centiscriptio. Scritti demo-etno-antropologici offerti a Giuseppe Profeta" è anzitutto il doveroso omaggio dell’Istituto di Studi Abruzzesi (I.S.A.) all’autorevole componente del consiglio direttivo, che lascia l’insegnamento accademico ma non l’amorevole cura degli studi prediletti; essa è anche la testimonianza di gratitudine della cultura regionale al decano dei demologi abruzzesi, alla sua attività di organizzatore culturale e di studioso. Il festeggiato fu, infatti, tra i fondatori dell’Istituto del Folklore abruzzese e dell’Istituto Dialettologico d’Abruzzo e Molise “L. Brigiotti” e tra i protagonisti della rinascita degli studi folclorici degli anni Sessanta. Inoltre, nella sua produzione scientifica si riscontrano momenti cruciali di serio impegno e di vivace oríginalità. Ci riferiamo alla scoperta, alla raccolta e allo studio dei canti nuziali Canti nuziali nel folklore italiano, seguiti dall’analisi formale delle leggende di fondazione dei santuari Le leggende di fondazione dei santuari. Avvio ad un’analisi formale. Particolarmente apprezzata ed originale è stata la ricerca su alcuni importanti aspetti della cosiddetta ‘cultura materiale’, che esamina il rapporto tra forma e funzione dei recipienti e quello tra antropomorfismo vascolare oggettivo e quello soggettivo La logica del recipiente e l’antropomorfismo vascolare, un’indagine supportata da una rara - per non dire unica - raccolta di circa un migliaio di forme vascolari. Non vanno dimenticate l’analisi socio-antropologica d’alcuni processi di magia del sec. XVII, contemporanei al processo Galilei, esposta in Magia politica e società e una ricerca demopsicologica su alcune credenze magico-religiose Le sette madonne sorelle e la magnificazione del nume. Avvio ad una demopsicologia delle credenze. Speciali attenzioni ha poi rivolto alla revisione critica delle interpretazioni riguardanti il notissimo culto antiofidico di S. Domenico di Cocullo, oggetto di plurisecolare e spettacolare devozione popolare, oltre che di curiosità scientifica e turistica internazionale Il serpente sull’altare. Ecologia e demopsicologia di un culto. Queste fasi apicali dell’attività scientifica, legate più alle idee che alle ideologie e caratterizzate dalla paziente, laboriosa ma esaltante ricerca sul campo, integrata dalla documentazione archivistica, lo hanno condotto alla recente e importante riflessione teorica sul concetto di folclore, incentrata soprattutto sulla qualità dei modelli culturali e sulla loro preminente pertinenza all’àmbito storico-antropologico, alquanto trascurato dall’ultima generazione di studiosi attratta piuttosto dall’ambito sociologico e dalla ricerca delle qualità dei portatori di modelli Le facce e l’anima del folklore. La logica della cultura tradizional-popolare. Si dirà che è un approdo naturale delle autentiche e personali esperienze di studio, ma certamente le convinzioni maturate nel settore disciplinare prediletto hanno l’autorevolezza dello studioso che ha fondato i suoi lavori non soltanto su una costante informazione bibliografica sugli argomenti scelti, ma sull’appassionata attività bibliofila e bibliografica regionale di tradizioni popolari, che ha dato risultati preziosi. Basti pensare al rinvenimento degli otto volumi manoscritti e inediti della Bibliografia delle tradizioni popolari d’Italia di Giuseppe Pitrè; la quasi venticinquennale ricerca bibliografica demologica italiana per conto della prestigiosa istituzione europea (prima svizzera, poi tedesca) curatrice della Internationale Volkskundliche Bibliographie; la prima bibliografia del più popolare poeta dialettale abruzzese Modesto Della Porta; e soprattutto la preziosa Bibliografia delle tradizioni popolari abruzzesi, giudicata da Paolo Toschi la migliore esistente in Italia, e di cui sta preparando il secondo volume (1965-2000). La ricerca demo-antropologica di Giuseppe Profeta ebbe riconoscimenti significativi anche da altre scuole antropologiche. La nutrita partecipazione di vari esponenti della cultura nazionale non solo universitaria ci conferma, da un lato, la stima e la considerazione di cui è circondato il maggior demologo vivente espresso dall’Abruzzo e, dall’altro, la consuetudine ormai consolidata dell’attenzione, della simpatia e della disponibilità degli studiosi di varia estrazione verso momenti significativi della storia della cultura abruzzese. Appunto per questo l’omaggio a Giuseppe Profeta costituisce anche un momento di riflessione sui prodromi di un percorso concepito più di quarant’anni or sono e voluto da alcune personalità legate all’Abruzzo, purtroppo scomparse.

5) Marcello De Giovanni (Professore ordinario nell’Università), “Giuseppe Profeta. Dalla bottega artigiana alla cattedra universitaria”, nella rivista ”Aprutium. Organo dell’Istituto abruzzese di ricerche storiche” Teramo, 2002, n. 1-2-3, 2000, pp. 353-371).

6) Giuseppe Di Domenicantonio (Professore a contratto nell’Università), Recensione al volume di Giuseppe Profeta “Le facce e l’anima del folklore, nella rivista “Lares” (Firenze, 2002, ottobre-dicembre, pp. 720-721):

La ristampa aggiornata di precedenti studi demologici viene integrata con una riflessione innovativa  sull’ essenza  e sul contenuto del folklore. Premesso che ad un bisogno esistenziale si possono dare più risposte culturali e più modelli e quindi anche risposte con modelli differenti per qualità e per accentuazione di qualità, si precisa che qualità fondamentali della folklorizzazione appaiono più le qualità attinenti al modello culturale, quali l’arcaicità, l'elementarità  e la tradizionalità  che le qualità attinenti al portatore del modello medesimo, quali la popolarità, la subalternità e la perifericità, La folkloricità quindi è legata  più alla storia che alla società. Il folklore infatti si trova, sia pure in quantità differente, presso tutti i ceti e non solo nei ceti umili e subalterni. A questo aspetto qualitativo della folkloricità si deve aggiungere  anche l’aspetto dialettico, nel senso che il carattere folklorico di un modello è legato al confronto  tra modelli omofunzionali interni ad un sistema culturale e tra le loro qualità. Il folklore, quindi  non è la cultura di un gruppo (sociale, professionale, ecc.), ma una parte di essa, la parte che presenta in maniera superiore le suddette qualità folklorizzanti.

7) Alfonso M. Di Nola (Professore nell’Università), Recensione al volume “Un culto pastorale sull’Appennino “ di Giuseppe Profeta (1988), in “Lares” (Firenze, 1990, aprile-giugno, pp. 291-292):

Le fonti, scritte e archivistiche, appaiono, perciò, preziose e ricche, svelando al lettore e allo studioso un palinsesto documentario di eccezionale interesse, di volta in volta verificato e costruito per le singole località cultuali individuate in una diaspora diffusionale che forse può essere spiegata, almeno per quanto attiene alla linea direzionale dell'Abruzzo verso il Sud pugliese, agli scambi culturali dipendenti dalla transumanza. Notazioni di viaggiatori, di cronisti, di studiosi, di agiografi, pazientemente studiate, accanto agli apporti assolutamente inediti di fonti archivistiche, valgono a sostituire qui ad una storia delle approssimazioni una fortunata storia delle certezze, evidente frutto non soltanto di una metodologia non esitante, ma di una pazienza certosina che, del resto, Profeta aveva dimostrata nella sua classica Bibliografia delle tradizioni popolari abruzzesi.

8) Alfonso M. Di Nola (Professore nell’Università) Recensione al volume “Un culto pastorale sull’Appennino “ di Giuseppe Profeta (1988), in “Rivista Abruzzese” (Lanciano, 989, N. 3, pp. 185-188):

Questo libro ci insegna la stretta connessione tra antropologia e impegno, tra interpretazione e materiale fatica, se è costruito su l'elaborazione di inchieste sul campo, di studio e di letture di documenti di archivio, di pagine spesso scoperte e offerte al lettore come gustosa novità....La prima linea rivelatrice dell'opera...è la costruzione di un'analisi diffusionale che, dai livelli definiti da me in quattro aree, passa ad una dimensione molto più ricca...con una diaspora di presenze in sette regioni...e in oltre quaranta centri...L'altro nucleo del libro, di carattere interpretativo e teorico, propone, per l'intero problema cocullese e per le sue diramazioni centro-meridionali, una lettura dei fatti diversa da quella più volte da me avanzata. Per l'autore il culto sorgerebbe da un'iniziale funzione patronale contro cani rabidi e lupi... L'ipotesi è avanzata sulla base di una sottile osservazione di carattere antropologico-religioso, che riconduce la formazione della devozione alla dialettica relazione "dente contro dente"...Si risale, cioè, ad un suggerimento di matrice strutturalistica, che parte dalla funzione del dente quale sarebbe stata storicamente recepita dalle culture pastorali. Non è improbabile che l'opinione abbia sue fondate credibilità.

9) Alfonso M. Di Nola (Professore nell’Università) in “Scritti abruzzesi e rari”, II, 2OO4, p. 138), su tutta l’opera di G. Profeta:

G. Profeta amplia i suoi interessi a materiali di vario genere,dai temi nuziali abruzzesi inseriti nel più ampio contesto dei “Canti nuziali nel folklore abruzzesi” (1964) alla fondamentale “Bibliografia delle tradizioni popolari  abruzzesi” (1964), certo il più preciso dei repertori bibliografici regionali italiani, ad analisi di tipo strutturalistico sulla ceramica, a ricerche molto acute sui culti popolari di S. Domenico di Cocullo. Nel Profeta le originali propensioni filologiche, filtrate anche  attrverso i rapporti con Paolo Toschi, si arricchiscono dei segni interpretativi che provengono dall’antropologia culturale, dallo strutturalismo e dalla scuola francese  sociologica.

10) Emiliano Giancristofaro (Professore a contratto nell’Università), “Le sette Madonne sorelle di Giuseppe Profeta”, in “Rivista abruzzese” (Lanciano, 1998, N.3, pp. 192-193):

I lavori di Profeta hanno la caratteristica di scavare in profondità e valgono, a riprova, i fondamentali studi sul culto di S. Domenico di Cocullo in Abruzzo e Molise con la teoria del “dente per dente”, sulla “logica del recipiente e la edizione di testi rari di demologia abruzzese, durante il suo lungo insegnamento alle cattedre di storia delle tradizioni popolari e di sociologia nelle università ... Un lavoro come quello di di Giuseppe Profeta è esemplare, nell’impianto scientifico e nella sua articolazione, per quanti affrontano in Abruzzo i temi della religiosità popolare, e contribuisce, quindi, al progresso degli studi nella nostra regione.

11) Lia Giancristofaro (Professore a contratto nell’Università) Recensione a “Il serpente sull’altare” in “Rivista abruzzese” Lanciano 1999 N. 1, pp. 93-94:

Ne “Il serpente sull’altare”, Giuseppe Profeta ritorna su un argomento su cui ha già prodotto libri e saggi notevoli e imprescindibili per chi studia il culto di S. Domenico di Cocullo e la evoluzione del suo patronato antifebbrile in quello della morsicatura delle serpi e dei cani rabbiosi... Questo ultimo volume arricchisce la vasta gamma di supporti scientifici forniti in altri lavori, incentrando i nuovi contributi sul culto della reliquia del dente del santo, in analogia ad altri culti anche fuori d’Italia, il patronato antimorso di S. Domenico... Un ultimo pregio del lovoro è la trattazione dell’influenza dell’ambiente fisico, socio-economico e culturale sulle metamorfosi patronali, ma non trascurando l’ambiente interiore o psicologico in un complesso cultuale dominato dalla paura degli animali rabbiosi e velenosi.

12) Lia Giancristofaro (Professore a contratto nell’Università) sulle opere di Giuseppe Profeta relative al culto di San Domenico di Cocullo, in “Folklore abruzzese dai modelli del passato alla postmodernità”, (Quaderni di Rivista abruzzese, Lanciano 2005, pag. 120):

Profeta, dopo aver analizzato il rituale nell’opera “Dente per dente” proponendo l’interpretazione sulla importanza che ha la devozione del dente del Santo, ribadisce nella logica del culto “l’influsso di una mentalità associativa, frequente nella religiosità popolare, che opporrebbe il dente buono che guarisce al dente cattivo che ferisce, mentalità alimentata anche dall’angosciante aggressività degli assalti degli animali rabbiosi e velenosi contro le greggi e i pastori, a stento contrastata dalle azioni di lupari e serpari. In un’altra opera lo studioso abruzzese analizza minutamente la diffusione del culto anche nelle Puglie, nella Campania e nelle Marche, individuando tutti i centri cultuali di S. Domenico di Cocullo e riconfermando la sua tesi sul “carattere antimorso e antiodontalgico” della reliquia di San Domenico.

13) Lia Giancristofaro (Professore a contratto nell’Università), “La Bibliografia di Giuseppe Profeta”, in “Rivista  abruzzese”  (Lanciano 2006, n. 2,  pp.131-133).

14) Lia Giancristofaro (Professore a contratto nell’Università), “Cultura popolare abruzzese”, 2 voll., (Regione Abruzzo, 1999-2000, pp. 255-256).

15) Ottaviano Giannangeli (Professore nell’Università), in “D’Abruzzo” (1998) su Il serpente sull’altare:

Con quet’ultimo libro, dedicato al culto di San Domenico abate, Giuseppe Profeta si conferma l’unicostudioso che abbia dato una interpretazione valida del patronato antiofidico legato al santuario di Cocullo. Attraverso la ricerca infinitesimale delle fonti e la intensa inchiesta di campo, Profeta riesce a dimostrare che i vari patronati di S. Domenico, dopo quelli antitempestario e antifebbrile che vengono scomparendo dalla scena, si imperniano su quelli antimorso dal quale si diparte la raggiera che protegge il cristiano supplicante contro il morso dei cani rabidi, del lupo (su uomini e greggi), dell’orso e, se non ultimo non certo per primo, del rettile velenoso che a Cocullo ha finito negli ultimi tempi con il trionfare sull’altare. Il devoto è affidato alla reliquia del dente... che sarebbe stata mediatrice della conversione del patronato domenicano... Gli ampi stralci di brani riportati dalle antiche fonti e da libri introvabili arricchiscono a mo’ di antologia, il discorso.

16) Roberto Grossi (Giornalista, demologo,  Direttore del “Gazzettino Valle del Sagittario”), “Il culto di S.Domenico abate nella Valle del Sagittario”, Villalago 1998).

17) Maria Concetta Nicolai (Giornalista, demologa, Capo-redattore rivista “D’Abruzzo”), in “Mitologia e folklore. Il culto di S. Domenico e il rito dei serpenti" (a cura di), (Polla edit., Cerchio, 1997):

Giuseppe Profeta espone la teoria “odontica- pastorale” del tutto innovativa, e individua nel culto di S. Domenico abate la centralità del dente,... ritenendo insostenibile l’ascendenza marsa: a) perché il culto ofidico del santo è sorto nella Valle del Sagittario che si trova fuori della Marsica; b) il vuoto documentario tra il periodo in cui si riferiscono le notizie riguardanti il culto di Angizia e il periodo in cui sorse il culto antimorso di S. Domenico.

18) Maria Concetta Nicolai (Giornalista, demologa Capo-redattore rivista “D’Abruzzo”), Recensione alla miscellanea “Centiscriptio. Studi demo-etno-antropologici offerti a Giuseppe Profeta”, in “Lares” (Firenze, 2002, ottobre-dicembre, pp .718-720).

19) Maria Concetta Nicolai (Giornalista, demologa Capo-redattore rivista “D’Abruzzo”), “Quando un libro diventa un monumento della cultura tradizionale del popolo abruzzese”, in “D’Abruzzo”  (Ortona, 2006, N. 74, p. 69).

20) Giovanni Perrucci (Professore nell’Università), recensione a “Il serpente sull’altare”, in “Rivista abruzzese”, (Lanciano, 1999, 4, pp. 405-407):

Questa intuizione di Profeta è da mettere in particolare rilievo. Non è più, infatti, la presenza del serpente la conditio-sine-qua-non della festa patronale e del culto nei loro aspetti prettamente patronali. Il serpente diventa un accessorio per stimolare curiosità e per creare psico-dramma. La centralità del patronato deve essere invece individuata nella paura reale, quotidiana, esistenziale del morso mortale, che, a cavallo tra sedicesimo e diciassettesimo secolo, periodo in cui si  documenta la nascita del patronato antimorso, doveva essere un flagello reale portato da cani rabbiosi, gatti, lupi, volpi e quanti altri animali potessero essere affetti da questa epidemia. La presenza, in loco, di un dente-reliquia donato da S. Domenico agli abitanti è solo la testimonianza dell’aspetto liturgico-devozionale o magico che dir si voglia.

21) Giovanni Pizza (Professore nell’Università), “Cocullo rivisitata: sul dialogo fra Giuseppe Profeta e Alfonso Maria Di Nola”, nella rivista “AM. Rivista della Società italiana di antropologia medica” (1999, 7/8, pp. 390-392), e in “Demoiatrica e serpente”. Quaderni di Rivista abruzzese, (Lanciano 2003, pp. 91-95).

22) Fiammetta Ricci (Professore nell’Università), Recensione a “Le sette madonne sorelle”, in “Rivista Abruzzese”, (Lanciano 1995, n. 4 pp. 267/ 68).

23) Umberto Russo (Professore nell’Università), Recensione a “Bibliografia della cultura tradizionale del popolo abruzzese” in “Oggi e domani” (Pescara, 2006, 3/4, pp. 38/39).

24) Alida Scocco Marini (Giornalista), “Giuseppe Profeta”, in “Conosciamoci e facciamoci conoscere. Teramani noti e meno noti”, (Edigrafital, Teramo, 2005) pp. 348-359.

25) Paolo Toschi (Professore ordinario nell’Università)  su “Canti nuziali nel folklore italiano”:

Mentre nelle principali raccolte di poesia popolare di quasi tutti i paesi d’Europa i canti nuziali occupano un posto di rilievo, finora in Italia essi erano, si può dire, quasi totalmente ignorati. Anche scorrendo le opere dei principali studiosi della nostra poesia popolare non si trovano che vaghi accenni in merito. Tuttavia l’Italia possiede nell’insieme del suo grande tesoro poetico popolare anche molti canti legati strettamente ai riti nuziali. Questa realtà è venuta in piena luce da questo volume di Giuseppe Profeta nel quale la presenza e il valore demologico ed estetico dei canti nuziali vengono messi in rilievo e criticamente studiati... Nell’insieme l’opera viene ad aggiungere un nuovo capitolo al panorama della poesia popolare.

26) Paolo Toschi (Professore ordinario nell’Università) “Presentazione”, al volume di Giuseppe Profeta “Bibliografia delle tradizioni popolari abruzzesi”  (Roma, Ediz. dell’Ateneo 1964, pp. 7-8):

La scrupolosa cura, la costanza, l’intelligenza, la passione con cui egli ha condotto tutto il lavoro hanno fatto sì che si raggiungesse un risultato veramente ottimo. Comparata con le biblliografie regionali apparse finora, anche con le migliori, questa per l’Abruzzo le supera nettamente.

27) Primo Premio ex aequo "Costantino Nigra" - VIIIa Edizione - 2014   Giuseppe PROFETA , "S. Domenico abate di Sora e di Cocullo. Dalla illuministica religione del serpente pagano alla vera origine popolare del sacro dente cristiano attraverso la scoperta di nuovi documenti e di nuovi centri di culto;" con la collaborazione di Franco Cercone, Elisabetta Gulli Grigioni, Mario Santucci, L'Aquila, Deputazione abruzzese di storia patria, Edizioni Libreria Colacchi, 2011.

Giudizio della Commissione: “L'opera è l'esito di un percorso di ricerca che ha visto impegnato Giuseppe Profeta per qualche modo per quasi mezzo secolo. L'esito è una grande monografia dedicata a San Domenico abate, un santo taumaturgo fra i più importanti d'Italia, protettore contro i morsi rabbiosi e velenosi, nonchè contro le febbri e le tempeste. Un culto di cui il Profeta ha ricostruito con precisione l'ampio areale che dall'Umbria e dalle Marche raggiunge, attraverso il Lazio e l'Abruzzo, la Campania e le Puglie, restituendo quindi a san Domenico una dimensione folklorica, magico-religiosa non solo locale, che di molto travalica la comunità di Cocullo, dove annualmente si rinnova il famoso rituale delle serpi. Lo studio muove da una prospettiva socio-antropologica, che si sostanzia in un certo sguardo multidisciplinare che abbraccia la storia, l'agiografia e la geografia umana. Profeta, con il suo lavoro d'indagine di terreno, chiarisce definitivamente le origini e il significato del culto a san Domenico, una devozione che, nel corso dei secoli, ha subito profonde metamorfosi e una pluralità di patronati che hanno come causa unificante del negativo il morso e come strumento curativo, taumaturgico, il dente del santo, superando le precedenti interpretazioni dotte di matrice illuministica. Lo studioso chiarisce altresì come il culto di san Domenico abbia radici pastorali, legate alla transumanza (la partenza autunnale delle greggi per le Puglie e il ritorno primaverile sull'Appennino abruzzese). Il minuzioso lavoro d'indagine supera quindi precedenti, incompleti tentativi esegetici del culto di san Domenico, e giunge a formulare un'autorevole e creativa teoria "odontico-pastorale", in cui trova convincente spiegazione un complesso sistema simbolico, mitico, rituale dell'Italia appenninica. La Giuria ha pertanto ritenuto questo studio meritevole del Premio Costantino Nigra.”

   
 

Su   Indietro  Contatti

 
Home La Vita Contributi scient. e aree d'interesse Titoli e contenuto di alcune opere Giudizi su alcuni scritti
     
  GIUSEPPE PROFETA  Antropologo :: Tutti i diritti riservati :: All rights reserved :: Copyright � 2007/2014  
     
  Contatti  ::  Privacy  ::  Credits