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Sito ufficiale di Giuseppe Profeta Antropologo, Professore ordinario (a r.) di Sociologia generale e di Scienze demo-etno-antropologiche, libero docente in Storia delle tradizioni popolari.

 
   
Giuseppe Profeta - Professore ordinario (a r.) di Sociologia generale e di Scienze demo-etno-antropologiche nell’Università degli studi "G. D'Annunzio" di Teramo  
ritratto di "Giuseppe Profeta"  
interpretazione di  
Luciano Primavera - 2002  

 

Contributi scientifici e aree d’interesse di Giuseppe Profeta:

 

Giuseppe Profeta, assieme all’attività didattica e di promozione culturale, ha svolto un’intensa attività di ricerca scientifica, espressa in un centinaio di pubblicazioni, che recano contributi originali nei seguenti aspetti del dominio demo-antropologico:

 

1) Antropologia politica:

 Analisi di un processo giudiziario seicentesco contro alcuni astrologi, contemporaneo al processo a Galileo Galilei, e teorizzazione della tendenza a strumentalizzare, per fini di potere, le condanne delle diversità teologiche (superstizione, magia, astrologia, ecc.) ed ideologiche (nemici del popolo, della nazione, antipartito, ecc.).

2) Bibliografia demologica:

a) La prima bibliografia del folklore abruzzese, giudicata il più vasto repertorio regionale esistente in Italia;

b) La prima bibliografia del poeta dialettale abruzzese Modesto Della Porta;

c) Ritrovamento e recupero della seconda parte della Bibliografia delle tradizioni popolari d’Italia di Giuseppe Pitré, consistente in otto volumi autografi inediti e scomparsi.

3) Cultura materiale:

a) Analisi formale e funzionale della conca biconica abruzzese e dell’Italia centrale, con attenzione alla sua forma di tendenza antropomorfa;

b) Ricerche sugli aspetti formali e strutturali dei recipienti (bocca-pancia-beccuccio), sugli aspetti meccanici (“accogliere-serbare-liberare“ e lo speculare “entrare-sostare-uscire”) e su quelli decorativi (animazione estetica prodotta dall’antropomorfismo e dallo zoomorfismo vascolare);

c) Attenzione alla vascolarità universale.

4) Letteratura popolare:

a) Scoperta e studio dei canti nuziali nel folklore italiano;

b) Analisi formale delle leggende di fondazione dei santuari e delle leggende dei tesori incantati, delle quali ha dimostrato l’unicità strutturale, pur nella diversità episodica dei motivi;

c) Prima ricerca critica di elementi popolari e folklorici nella poesia dialettale di Modesto Della Porta.

5) Religiosità popolare:

a) Ricerca sulla credenza delle Sette Madonne Sorelle e sulla demopsicologia delle credenze;

b) Teoria “odontico-pastorale” sulle origini del famoso complesso cultuale di San Domenico abate o di Cocullo, del quale ha scoperto una trentina di nuovi centri di culto in sette regioni d’Italia, oltre che documenti atti a provare che il culto popolare di San Domenico abate, più che essere una eredità degli antichi serpari marsi e della dea italica Angizia (come una teoria culta va sostenendo da circa due secoli), sono legati alla presenza di una reliquia cinquecentesca di forma e sostanza odontica, su cui è scattata la formula associativa di carattere magico-religioso “dente cura dente”, allo scopo di alleggerire la paura dei morsi di animali “rabbiosi e velenosi”, che hanno sempre angustiato le comunità agropastorali dell’Appennino centrale;

c) Ricerca sulla pratica magica del “pronostico dell’Epifania”, con il recupero dell’assunzione poetica fatta da Felice Cavallotti in una sua composizione in versi.

6) Teoria del folklore:

Proposta di una particolare teoria del folklore in cui si sostiene:

a) che l’essenza del folklore sta nell’antichità e nella tradizionalità dei “modelli culturali” più che nella subalternità dei “portatori” di essi, subalternità (su cui si sono troppo soffermate alcune scuole antropologiche del recento passato) che invece è da considerare solo accessoria, di frequenza e non di essenza, in quanto il folklore è diffuso in tutti gli strati sociali, anche se è più frequente in quelli umili;

b) che il folklore è “parte” diversa della cultura di un gruppo sociale e per questo va sempre confrontato con la parte non folklorica, diversa ma omofunzionale, senza la quale esso resta pura e semplice etnografia;

c) che il folklore, come diversità culturale interna e confrontata, è perennemente presente nella cultura dei popoli, in quanto l’omologazione non potrà mai essere totale.

 
     
 

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